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Giuseppe Mario Caccamisi

L’importanza della finanza personale per le donne

Giuseppe Mario Caccamisi · 8 Marzo 2025 ·

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Indice

  • Introduzione
  • Capire la finanza serve davvero alle donne?
  • Mercati finanziari e risparmi
  • La situazione lavorativa e finanziaria delle donne in Italia
  • Gender pay gap: cause e conseguenze
  • Le donne e l’educazione finanziaria nel mondo
  • Il risparmio come esercizio di crescita personale
  • Dove iniziare

Introduzione

Le donne vivono più a lungo degli uomini, lavorano meno anni, conoscono meno i concetti di finanza personale, guadagnano meno e, di conseguenza, finiscono con pensioni più basse. Chiunque si occupa di pianificazione finanziaria sa che questa non è una novità. Inoltre, è stato dimostrato che chi conosce la finanza personale ha maggiori possibilità di accumulare ricchezza. Chi ha una buona educazione finanziaria pianifica meglio la pensione, e chi pianifica si ritrova con due o tre volte la ricchezza di chi non lo fa.

Risparmiare e gestire meglio i propri redditi ti può permettere di vivere una vita migliore, più serena e più indipendente. Per una donna, conoscere le basi della finanza è importante per raggiungere questi obiettivi, ma non è la soluzione definitiva! Per prima cosa bisogna concentrarsi su come avere un buon lavoro e come riuscire a risparmiare, cercando di esorcizzare il più possibile gli stereotipi di genere, perché la vera emancipazione inizia con l’emancipazione finanziaria ed economica.

Capire la finanza serve davvero alle donne?

La domanda sembra quasi retorica, una provocazione. Perché mai una donna dovrebbe occuparsi di finanza? Non bastano già le mille cose da gestire tra lavoro, famiglia, amici e vita sociale? Beh, la verità è che capire la finanza personale in questo momento storico è utile e deve rientrare tra le priorità maggiori delle donne. E non per diventare lupi di Wall Street, ma semplicemente per vivere meglio, con più serenità e indipendenza. Infatti, capire le basi della finanza personale non vuol dire diventare analisti finanziari, analizzare bilanci di società o prezzare difficili contratti finanziari. La finanza personale serve a capire come risparmiare, come investire in maniera intelligente i propri risparmi per raggiungere i propri obiettivi, come evitare di cadere nelle truffe, come prendere scelte finanziarie migliori, con il fine di vivere una vita più felice e soddisfacente. In quest’ottica penso che la conoscenza della finanza personale debba essere una competenza di base, come saper cucinare o guidare.

Mercati finanziari e risparmi

I mercati finanziari sono lo strumento più semplice e di più facile accesso per far crescere i propri risparmi nel tempo e quindi per poter creare ricchezza. In nessun altro settore è così semplice iniziare a costruirsi un proprio patrimonio. Se si vuole iniziare ad investire in immobili, bisogna avere già un capitale di una certa cifra per poter comprare anche una piccola casa o un piccolo terreno. Invece, nei mercati finanziari è possibile comprare una marea di attività (anche pezzetti di immobili), iniziando ad accumulare qualche centinaio di euro al mese.

C’è un altro grande vantaggio: il fatto che tutte queste attività sono negoziate quasi tutti i giorni dell’anno, quindi nei mercati finanziari tutto si acquista e si vende facilmente e velocemente. Cosa ben diversa se si vuole acquistare una casa e la si vuole rivendere dopo una settimana: a parte rare eccezioni, è quasi impossibile trovare un acquirente velocemente, a meno che non si decide di abbassare notevolmente il prezzo della casa per svenderla. Nei mercati finanziari invece questo è possibile.

Dopo aver capito l’importanza dei mercati finanziari, bisogna adesso soffermarci sui risparmi, il vero motore della ricchezza.

“La prima idea – semplice, ma facile da sottovalutare – è che l’accumulo di ricchezza ha poco a che fare con il reddito o con i rendimenti degli investimenti e ha moltissimo a che fare con il tasso di risparmio. […] La ricchezza non è altro che ciò che resta dopo aver speso una parte del proprio reddito. E poiché possiamo costruire ricchezza anche senza un reddito alto, ma non possiamo costruirla senza un tasso elevato di risparmio, è chiaro quale dei due è più importante.”

M. Housel, La psicologia dei soldi

Penso che nessuno meglio di Housel abbia potuto esprimere l’importanza del risparmio nella costruzione della propria ricchezza. Se si vuole creare ricchezza il primo passo è risparmiare.

Ma per risparmiare la cosa più importante è avere un lavoro ben pagato e avere delle abitudini di consumo che ti permettono di risparmiare parte del tuo reddito in maniera costante.

La situazione lavorativa e finanziaria delle donne in Italia

Qui iniziano le dolenti note, soprattutto per le donne. In Italia, il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi d’Europa, e anche quando le donne lavorano, spesso guadagnano meno degli uomini. Il gender pay gap esiste, e influisce direttamente sulla capacità di risparmio. E se si guadagna poco, diventa ancora più importante gestire bene quello che si ha.

Ecco cosa emerge dal report dell’Istat dell’ultimo trimestre del 2024:

  • Il tasso di occupazione femminile, nonostante un trend positivo crescente, in Italia è del 53,6%. Uno dei tassi più bassi tra gli stati europei In pratica circa 1 donna su 2 in età lavorativa, in Italia, lavora realmente. Il dato più preoccupante è il tasso di occupazione delle donne nel Mezzogiorno, dove circa 1 donna su 3 lavora.
  • Specularmente, e più preoccupante del tasso di disoccupazione, il tasso di inattività per le donne in Italia è del 42,9%, con il picco del 58,2% nel Mezzogiorno. L’altra metà delle donne che non lavora, non cerca attivamente il lavoro e non è interessato ad esso.
  • Tra i motivi per cui si decide di non lavorare, i dati che mostrano una netta differenza con i maschi, sono quelli legati ai motivi familiari. Da questa tabella sembra emergere che le donne decidono di non lavorare per occuparsi della famiglia.
  • Solo il 58% delle donne ha un proprio conto corrente personale, (link qui) ciò significa che l’altra metà delle donne non ha il pieno controllo dei propri soldi e non ha lo strumento per potersi creare la propria ricchezza.

Il quadro fino a qui esposto sembra preoccupante e fa capire quanto è importante per una donna capire come raggiungere l’emancipazione a livello finanziario. Cerchiamo di capire quali possono essere i motivi per cui ci troviamo in questa situazione.

Gender pay gap: cause e conseguenze

Un altro grande problema è il divario retributivo di genere. Secondo i dati Istat (link istat), in Europa, le donne guadagnano in media il 15 % in meno degli uomini. La professione che ha registrato le differenze più ampie nella paga oraria (23% più bassa per le donne) è quella dei manager. I fattori che raccontano a questo dato sono diversi: fattori culturali, legali, sociali ed economici che vanno molto oltre la questione di un’uguale retribuzione per un uguale lavoro.

Cerchiamo di capire perché questo accade in tutti i paesi sviluppati. Molti studi arrivano alla conclusione che gli stereotipi di genere e le norme sociali influenzano il modo in cui le donne scelgono tra carriera e famiglia. C’è ancora una forte pressione sociale sulla donna affinché questa resti a casa, cresca i figli e sacrifichi la sua carriera, mentre all’uomo è affidato il compito di lavorare e mantenere economicamente la famiglia.

In uno studio condotto da Killewald e García-Manglano[1] si dimostra che quando si tratta di genitorialità, l’impatto sulle madri è molto più marcato e imprevedibile rispetto a quello sui padri. Gli uomini, in media, modificano poco il loro comportamento lavorativo dopo la nascita di un figlio, mentre le donne si trovano costrette a rivedere tutto. Il modello che emerge è quello della cosiddetta “autonomia vincolata”: la dinamica lavorativa della coppia cambia quasi esclusivamente in base agli adattamenti delle mogli, mentre la carriera dei mariti resta un punto fermo. La penalizzazione della maternità non è una questione di scelta personale, ma di aspettative sociali che impongono alle donne di sacrificarsi, mentre agli uomini viene garantita una continuità professionale senza scossoni.

Per la società infatti, le madri lavoratrici sono viste come genitori meno efficaci rispetto alle madri che non lavorano. In altre parole, se una donna osa perseguire una carriera, la società è pronta a giudicarla come una madre scadente. Questa percezione negativa è radicata in stereotipi di genere che continuano a penalizzare le donne sul fronte professionale e familiare. Non importa quanto una madre si impegni sia al lavoro che a casa; agli occhi della società, il suo valore come genitore è comunque inferiore se decide di lavorare. Questo pregiudizio non solo limita le opportunità delle donne, ma rafforza anche l’idea obsoleta che il posto di una madre sia esclusivamente a casa con i figli[2].

Un altro studio condotto da Verniers e Vala[3] dimostra che i miti sulla maternità sono una scusa perfetta per continuare a discriminare le donne sul lavoro. L’idea che una madre che lavora rovini i figli e la famiglia è il modo in cui il sessismo si maschera da “buon senso” e diventa accettabile. Anche nei paesi più avanzati sull’uguaglianza di genere, queste credenze restano dure a morire, il che dimostra che leggi e politiche non bastano: se la società non cambia mentalità, la parità resterà solo sulla carta. I dati raccolti in quasi vent’anni mostrano che, nonostante qualche passo avanti, questi miti non sono scomparsi: il mondo ama raccontarsi che le donne possono avere le stesse opportunità degli uomini, ma poi trova sempre una scusa per tenerle al loro posto.

E cosa succede nelle volte in cui le donne guadagnano più degli uomini?

Lo studio di Bertrand et al.[4] dimostra che, c’è una netta resistenza sociale alla possibilità che la moglie sia il principale sostegno economico della famiglia, e questa resistenza ha effetti concreti: le donne tendono a evitare di lavorare o a ridurre il loro reddito per non mettere in crisi l’ego del marito. Se guadagnano di più, i matrimoni sono meno felici, c’è più tensione e aumenta il rischio di divorzio. La cosa più ironica? Se una moglie guadagna più del marito, spesso finisce per fare ancora più lavori domestici, come se dovesse compensare la sua “colpa” di essere economicamente superiore. Questo va contro ogni logica di efficienza economica, ma si spiega benissimo con il bisogno di preservare le tradizionali gerarchie di genere.

Le donne e l’educazione finanziaria nel mondo

Le ricerche di settore mostrano che, ovunque nel mondo, persino in paesi come la Finlandia – dove l’uguaglianza di genere è considerata un modello – esiste un divario significativo nell’educazione finanziaria tra uomini e donne.

Questo gap non è un dettaglio marginale: emerge in tutti i dati aggregati, in ogni singolo ambito dell’alfabetizzazione finanziaria analizzato e in qualsiasi paese studiato. Non fa differenza il reddito, l’età o la fascia sociale: qualsiasi modo si scelga di sezionare i dati, la disparità resta.

Secondo questi studi, a livello globale, le donne sanno meno di finanza rispetto agli uomini e ne sono consapevoli. Certo, le donne più istruite in generale tendono a sapere qualcosa in più, ma il livello di istruzione non è affatto garanzia di competenza finanziaria. E si è dimostrato che chi ha più conoscenze in materia è anche chi si preoccupa di pianificare la pensione[5].

La situazione diventa ancora più critica per le donne anziane, che rischiano di trovarsi in difficoltà economica nella vecchiaia, complice anche la loro maggiore longevità rispetto ai maschi. Infatti è stato ampiamente documentato[6] che Il loro livello di alfabetizzazione finanziaria è inferiore rispetto alla media degli anziani e, non a caso, sono anche meno propense a pianificare la pensione o a farlo con successo, nonostante siano i soggetti che ne avrebbero più di bisogno.

Un altro aspetto interessante? Le donne, nei questionari somministrati, dichiarano più spesso di non sapere la risposta a domande finanziarie, mentre gli uomini tendono a mostrarsi (o forse solo a sentirsi) più sicuri[7]. Questo aspetto dovrebbe presentare un vantaggio nei confronti degli investitori di sesso maschile, in quanto le donne sono in media meno affette da bias di overconfidence, che permetterebbe loro di investire in maniera migliore.

Il risparmio come esercizio di crescita personale

Lavoro e risparmio sono le chiavi per l’emancipazione delle donne. Prendere consapevolezza di questo aspetto è il primo passo per vivere una vita migliore. Ma dopo aver ottenuto un buon lavoro, è necessario essere in grado di non spendere tutto il giorno dopo per poi piangere sui social, condividendo meme “divertenti” sul fatto di aver speso tutto, cercando l’approvazione sociale. La capacità di risparmio dice molto della vostra persone e del modo in cui state bene con voi stesse. Cito nuovamente Morgan Housel:

“Si può risparmiare spendendo meno.

Si può spendere meno se si desidera di meno.

E si desidera di meno se ci importa di meno dell’opinione altrui.”

M. Housel, La psicologia dei soldi

In questo senso il risparmio può essere un esercizio di crescita e miglioramento personale. Adottare uno stile di vita più minimalista e frugale può farti vivere una vita migliore. Minimalismo non significa privazione, ma consapevolezza. Evitare acquisti inutili, ridurre gli sprechi e concentrarsi su ciò che conta davvero fa la differenza. Per questo è importante dare delle priorità ai consumi: ogni euro speso deve avere un senso. Prima di acquistare qualcosa, chiediti se è un bisogno reale o solo un desiderio momentaneo. Quando si compra qualcosa, bisogna interrogarsi se la si sta comprando perché serve oppure semplicemente per impressionare gli altri.

“Ok, ma io non capisco nulla di queste cose. Da dove inizio?”

Come già detto, non serve una laurea in economia per imparare a gestire i propri soldi. Serve solo un po’ di curiosità e le giuste informazioni. Rivolgiti a gmcinvest.it, che offre servizi di formazione finanziaria indipendenti da banche e assicurazioni. Ti aiutiamo a capire come gestire i tuoi risparmi con consapevolezza, intenzionalità e autonomia. Perché alla fine, saper gestire i soldi è potere ed emancipazione.

Se hai letto fino a qui e reputi che questo contenuto possa essere d’aiuto a donne che conosci, condividilo. Se sei una donna, suggerisci anche dei modi su come rendere attraente questo argomento ad altre donne.

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[1] Killewald A, García-Manglano J. Tethered lives: A couple-based perspective on the consequences of parenthood for time use, occupation, and wages. Soc Sci Res. 2016 Nov;60:266-282

[2] Okimoto, T.G. and Heilman, M.E. (2012), The “Bad Parent” Assumption: How Gender Stereotypes Affect Reactions to Working Mothers. Journal of Social Issues, 68: 704-724.

[3] Verniers C, Vala J. Justifying gender discrimination in the workplace: The mediating role of motherhood myths. PLoS One. 2018

[4] Bertrand, M., Pan, J., & Kamenica, E. (2013). Gender Identity and Relative Income within Households. NBER Working Paper No. 19023. National Bureau of Economic Research.

[5] Lusardi, Annamaria and Mitchell, Olivia S. 2011. “Financial Literacy around the World:  An Overview.” National Bureau of Economic Research, Working Paper

[6] Lusardi, Annamaria and Olivia S. Mitchell. 2008. “Planning and Financial Literacy: How Do Women Fare?.” American Economic Review, 98 (2): 413–17

[7] Lusardi, A. Financial literacy and the need for financial education: evidence and implications. Swiss J Economics Statistics 155, 1 (2019).

Il Mese dell’Educazione Finanziaria: Formazione o Manipolazione?

Giuseppe Mario Caccamisi · 30 Novembre 2024 ·

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Ogni anno, solitamente nel mese di Ottobre o di Novembre, con grande enfasi e con una buona pubblicità sui giornali, i principali istituti finanziari lanciano iniziative legate al cosiddetto “Mese dell’Educazione Finanziaria”. Spot pubblicitari, conferenze, eventi, e materiali divulgativi appaiono in quantità, tutti apparentemente con un nobile scopo: educare il cittadino alla gestione responsabile delle proprie finanze. Fino a qui tutto sembrerebbe essere una cosa molto bella e utile, in realtà però le cose sono leggermente diverse da come appaiono. Un’analisi più attenta fa emergere delle perplessità: è davvero una forma di educazione o si tratta di un’operazione di marketing mascherata da altruismo? Il sospetto è che l’obiettivo reale sia indurre i cittadini a far gestire la propria liquidità (che complessivamente ammonta a circa 1500 miliardi di euro) tramite la vendita di prodotti finanziari che portano guadagni più alle istituzioni finanziarie che ai cittadini stessi.

In questo articolo analizzeremo le criticità di questa operazione, le alternative educative possibili, e proporremo soluzioni concrete per una vera alfabetizzazione finanziaria.

Educazione Finanziaria o Indottrinamento Mascherato?

L’educazione finanziaria, nel suo concetto più puro, dovrebbe essere uno strumento per dare ai cittadini gli strumenti necessari a comprendere e gestire in autonomia le proprie finanze, al fine di compiere scelte finanziarie sempre più consapevoli, informate e coscienti. Tuttavia, le iniziative promosse durante il Mese dell’Educazione Finanziaria spesso assumono una forma diversa. Le banche e le assicurazioni, presentandosi come “maestre” del risparmio e dell’investimento, tendono a enfatizzare la necessità di affidarsi ai loro prodotti e servizi. Questo spostamento di focus porta a una distorsione del messaggio educativo: più che formare cittadini capaci di investire autonomamente e consapevolmente, queste campagne finiscono per rafforzare la dipendenza da queste stesse istituzioni.

Le iniziative promosse, spesso, riguardano presentazioni dei prodotti finanziari, in modo da farli conoscere ai cittadini al fine di poterli vendere: più che eventi di educazione finanziaria, queste iniziative si tramutano in messaggi promozionali, per cercare di far investire la liquidità che i cittadini hanno nei propri conti correnti. Questo messaggio parzialmente può essere corretto, ma diversi fattori denaturano la bontà di queste iniziative.

La fiducia cieca che si cerca di instaurare nei confronti delle banche e delle assicurazioni è pericolosa, soprattutto perché molte di queste realtà sono mosse da conflitti di interesse. Le banche, infatti, guadagnano principalmente vendendo prodotti finanziari, spesso non adeguati alle reali necessità del cliente. Allo stesso tempo, molti cittadini si ritrovano inconsapevolmente coinvolti in meccanismi che non comprendono, con il rischio di sottoscrivere investimenti inadeguati o eccessivamente rischiosi. Infatti, rarissime volte si tende ad informare i cittadini in maniera completa e indirizzarli ad un vero servizio di consulenza, per tutto il resto si tratta semplicemente di vendita. 

Bisogna comunque specificare che ci sono anche delle ottime iniziative, promosse in questo mese, soprattutto dalle autorità di vigilanza, come la Consob e la Banca d’Italia, che mirano a fare una corretta divulgazione, ma il fenomeno, se pur lodevole, resta comunque circoscritto.

Nonostante queste iniziative e questi sforzi, i cittadini italiani occupano sempre le ultime posizioni tra i paesi europei per le competenze legate alla finanza personale, (articolo) quindi il rischio di prendere decisioni sbagliate, affidandosi ciecamente alle istituzioni finanziarie, diventa sempre maggiore e deve essere gestito e valutato con la massima cura.

Quali soluzioni potrebbero essere messe in atto per creare vera educazione finanziaria?

Educazione a Scuola: Un’opportunità Sprecata?

Una delle risposte più comuni alla necessità di alfabetizzazione finanziaria è il tentativo di portare l’educazione finanziaria nelle scuole. Tuttavia, anche qui sorgono numerosi dubbi sulla reale efficacia di tali iniziative. Insegnare finanze nelle scuole può sembrare un’ottima idea, ma la sua applicazione pratica spesso rivela una serie di criticità.

1. Problemi con i Formatori

La prima grande problematica riguarda chi effettivamente insegna queste materie. In molti casi, gli insegnanti incaricati non hanno una formazione specifica e si limitano a trasmettere concetti di base, spesso in modo troppo teorico. Molti docenti, ad esempio, non sanno e non conoscono come funziona il proprio fondo pensione di categoria, continuando a perdere soldi che avrebbero gratis al momento della pensione. Al contrario, quando sono professionisti del settore, come bancari o assicuratori, a prendere in carico i corsi, si rischia di creare situazioni di conflitto d’interessi, in cui i docenti potrebbero promuovere prodotti finanziari piuttosto che trasmettere conoscenze neutre e obiettive.

2. Programmi Didattici Limitati

Un altro problema riguarda i contenuti stessi dell’insegnamento. I programmi scolastici, quando includono l’educazione finanziaria, spesso si concentrano su concetti semplicistici, come il risparmio o la prevenzione delle truffe online. Questi argomenti, per quanto importanti, non coprono le tematiche cruciali di cui un cittadino dovrebbe essere consapevole, come il concetto di interesse composto applicato negli investimenti reali, la gestione del rischio-rendimento o la pianificazione a lungo termine per la pensione. Senza una vera comprensione di questi elementi, gli studenti restano vulnerabili e impreparati.

3. Scarsa Continuità

L’educazione finanziaria dovrebbe essere un percorso continuativo, integrato nell’educazione degli studenti nel corso degli anni. Tuttavia, attualmente, la sua presenza è frammentaria e discontinua, limitandosi spesso a qualche lezione sporadica o a iniziative extracurricolari. Questa mancanza di continuità riduce l’efficacia complessiva del processo educativo.

4. Percezione degli Studenti

Infine, c’è il problema della percezione stessa degli studenti. Se l’educazione finanziaria viene inserita come materia obbligatoria, potrebbe sottrarre spazio ad altre discipline già sovraccaricate di contenuti. Se invece viene proposta come materia extracurriculare, la partecipazione potrebbe essere limitata solo agli studenti già motivati, escludendo chi potrebbe trarne maggiore beneficio.

L’Alternativa dell’Educazione Finanziaria Online

Oggi, grazie alla rete, è possibile trovare un’alternativa più flessibile e, in molti casi, più completa all’educazione finanziaria scolastica: l’autoformazione online. Oggi l’ignoranza è stata debellata. Chiunque voglia informarsi su qualsiasi argomento, lo può fare quasi gratuitamente. E questo vale anche per la finanza personale.

Accesso Libero e Gratuito e privo di conflitto d’interesse

La grande forza dell’educazione online risiede nell’accessibilità. Numerosi esperti e piattaforme offrono corsi gratuiti, video didattici, articoli e approfondimenti sulla finanza personale. Questo consente a chiunque, indipendentemente dalla propria età o posizione sociale, di accedere a informazioni aggiornate e di qualità.

Un altro aspetto importante è che molte delle risorse online sono create anche da consulenti finanziari indipendenti, che non sono incentivati a promuovere specifici prodotti o servizi bancari. Questo riduce notevolmente il rischio di subire pressioni o influenze indebite, migliorando l’oggettività delle informazioni trasmesse.

Una Proposta per una Vera Educazione Finanziaria

Per superare l’inganno del Mese dell’Educazione Finanziaria, è necessario sviluppare un nuovo approccio che unisca la flessibilità dell’apprendimento online con una solida formazione accademica, in modo da poter entrare in maniera sistematica nel bagaglio culturale di ogni italiano. Ecco alcune proposte:

1. Educazione nelle Scuole Superiori e Università

L’educazione finanziaria dovrebbe essere integrata in modo più strutturato nei programmi delle scuole superiori e delle università, con corsi specifici magari in ogni corso di laurea, che trattino temi cruciali come:

– Educazione fiscale: comprensione delle tasse, del bilancio statale e della spesa pubblica.

– Sistema previdenziale: conoscere il funzionamento delle pensioni e come pianificare il futuro previdenziale.

– Educazione finanziaria: risparmio, investimenti, gestione dei rischi, apertura di conti su broker e fondi pensione, pianificazione della pensione e prevenzione delle truffe online.

2. Formatori Indipendenti e Qualificati

I formatori dovrebbero essere esperti indipendenti, come consulenti finanziari autonomi o professionisti appositamente formati, che non abbiano conflitti di interesse e siano capaci di rispondere alle domande degli studenti in modo chiaro e trasparente.

3. Apprendimento Continuo e Pratico

Infine, l’educazione finanziaria dovrebbe essere un processo continuo, che prosegue anche oltre la scuola, con la possibilità di accedere a risorse pratiche e aggiornate. Piattaforme online, workshop e programmi di formazione continua potrebbero aiutare i cittadini a mantenersi aggiornati su un mondo finanziario in costante evoluzione.

Conclusioni

Il Mese dell’Educazione Finanziaria, così come viene attualmente proposto, rischia di essere poco più che un’operazione di marketing, volta a indirizzare i risparmi dei cittadini verso le casse delle banche e delle assicurazioni. Per una vera alfabetizzazione finanziaria, è necessario un cambiamento profondo, che metta al centro il cittadino e la sua capacità di gestire autonomamente e consapevolmente le proprie finanze. Solo così si potrà raggiungere l’obiettivo di una società realmente consapevole delle proprie scelte finanziarie.

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Giuseppe Mario Caccamisi · 5 Settembre 2024 ·

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